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Dichiarazione dell'artista

Durante la mia formazione mi sono convinto che le verità più intime si trovano spesso non nella precisione giornalistica o documentaristica, bensì nel linguaggio interpretativo dell'arte.

La fotografia umanistica di Henri Cartier-Bresson, Elliott Erwitt e Richard Kalvar ha profondamente influenzato la mia visione iniziale, mentre l'intensità cromatica di fotografi come Ernst Haas, Gueorgui Pinkhassov e Alex Webb ha successivamente ampliato la mia sensibilità alla luce e al colore.

Nel mio lavoro fino al 2020, l'attenzione si è concentrata sulla teatralità della vita quotidiana. Le persone apparivano come attori in situazioni ordinarie, dove empatia e umorismo erano elementi essenziali del mio approccio. Il mezzo fotografico mi ha permesso di suggerire un'“altra realtà”, una dimensione poetica all'interno del momento presente.

Nella serie Terroirs, realizzata nei paesaggi rurali del Sudafrica, la presenza umana si fonde con la natura anziché contrastarla, e l'ambiente naturale diventa il palcoscenico di gesti e rituali umani.

Riguardando oggi queste opere, mi rendo conto che l'elemento centrale della mia visione era l'energia che circolava tra le persone: le loro relazioni, i loro gesti e i loro rituali.

L'isolamento globale imposto dagli anni del Covid ha gradualmente riorientato la mia attenzione verso le forze elementari e la trasformazione della materia. Dal 2022 questa esplorazione ha preso forma nell'opera che presento come la Trilogia Primordiale. Qui il Pianeta Terra è visto come uno di noi, semplicemente il più grande. Gli esseri umani restano al centro della mia visione.

Ne “I segreti della maturità”, Hans Caronne scrive: “L’uomo è l’unica creatura sulla Terra ad avere la volontà di guardare dentro l’altro”. Questa volontà, scrive Gaston Bachelard, può rendere la visione una sorta di violenza, scoprendo la crepa, la fessura, l’interstizio attraverso cui si può violare il segreto delle cose nascoste.

Nel mio lavoro “interumano”, ho sempre limitato l’ispezione, lasciando all’immaginazione, diversa per ognuno di noi, il “sognare ad occhi aperti” sulla storia prima o dopo l’immagine che ho creato nella fotografia.

Nel mio attuale lavoro sulla grande creatura a nostra immagine e somiglianza, il pianeta Terra, voglio andare più a fondo, perché è in quelle oscurità nascoste che possiamo trovare la nostra intimità. Lo faccio perché non voglio assecondare una curiosità passiva, che cerca effetti sorprendenti, quelli dell'effetto "wow".

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